Portfolio

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Un’esperienza lavorativa pluridecennale, specie se vissuta con una certa intensità, significa molte decine di progetti portati a compimento.

Così, riluttante all’idea di una lunga elencazione, preferisco dedicare questo spazio a un mio personalissimo podio, ricordando le tre esperienze che più di altre considero pietre miliari del mio percorso di lavoro.

Si tratta, è chiaro, soltanto di assaggi. Che spero restituiscano l’idea di come talvolta capiti, alla comunicazione, di stabilire contatti inediti, innescare simbiosi inesplorate, spostare un pochino più in là i confini del possibile.

Un gioiello per la vita

La prima in ordine di tempo risale al 1990 ed è Un gioiello per la vita, che ha visto personalità di ogni provenienza – politica, spettacolo, sport, cinema, televisione – disegnare una collezione di 30 gioielli, poi realizzati e donati da altrettante aziende dell’Associazione Orafa Valenzana, e messi all’asta con la collaborazione di Sotheby’s, per devolvere infine l’intero ricavato all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, allora presieduta dalla professoressa Rita Levi Montalcini.

Il grande successo del progetto, vero apripista nel campo della comunicazione sociale, ha convinto l’allora ICE, Istituto per il Commercio con l’Estero, a riproporre l’iniziativa – ribattezzata A Jewel for Life – negli Stati Uniti, dove nel 1992 ha ottenuto un successo ancora maggiore, beneficiando tre diverse associazioni di ricerca scientifica e di solidarietà.

Quotidiano al femminile

Il connubio di comunicazione aziendale, arte e sguardo sulla società ha fatto invece la forza di Quotidiano al femminile, in cui grandi fotografi hanno ‘seguito’ decine di donne, rappresentative di diverse tipologie socioeconomiche, nella loro vita di tutti i giorni.

Ideato e realizzato nel 2003 con la casa editrice Peliti Associati per l’azienda Fater, il progetto ha dato vita a una grande mostra fotografica, dapprima pensata per una singola destinazione e poi portata in giro in alcune delle principali città italiane.

Ospedale Amico

La terza, imprescindibile menzione è per Ospedale Amico, un grande progetto di solidarietà nato nel 1999 dalla stretta collaborazione tra la onlus ABIO (Associazione per il bambino in ospedale) e una grande multinazionale come P&G, i cui frutti sono oggi concretamente visibili in termini di arredi e sale gioco in molte decine di pediatrie in tutto il territorio nazionale, nella quali migliaia di volontari offrono tempo ed energia per rendere meno gravosa l’esperienza del ricovero ospedaliero a bambini e adolescenti. Esempio maiuscolo di responsabilità sociale d’impresa che incide sul sociale in termini duraturi, il rapporto tra P&G e ABIO ha avuto un suo momento indimenticabile con la realizzazione di Dottori a colori, una vera e propria sfilata di moda in cui medici e infermieri dell’Ospedale Meyer di Firenze hanno indossato camici disegnati da bambini ricoverati, in occasione di Pitti Bimbo, alla presenza di circa 200 giornalisti internazionali, suscitando una eco straordinaria rispetto alle problematiche connesse con il ricovero di bambini e adolescenti.

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